I "GIOVANI D'OGGI" E IL MEDICO DELLA NARICE SINISTRA.
Ho fatto testamento biologico e ho lasciato scritto che qualora cominciassi a pronunciare frasi tipo "AI MIEI TEMPI", "una volta sì che...", i miei cari potranno sopprimermi senza tante cerimonie perché evidentemente avrei perso senno e lucidità e rappresenterei, come tutti coloro che usano queste formule, UN PERICOLO PER ME e per la comunità.
Detto questo, se c'è un qualcosa che vorrei le nuove generazioni di tecnici non perdessero però, è L'INTERDISCIPLINARITÀ e la visione di insieme che questa skill ti permette di implementare. L'eccessiva settorializzazione e specializzazione rischia di formare professionisti (progettisti, amministratori, tecnici, operai, giuristi, consulenti etc.) sicuramente molto preparati nel proprio terreno ma allo stesso modo rigidi, freddi, non pronti a reagire adeguatamente agli imprevisti, alle situazioni di "INSTANT STRESS" che purtroppo sono intrinseche in una qualunque attività umana. Fino a qualche tempo fa, corsi di studio più articolati e teorici, uniti alla famigerata "gavetta", permettevano oggettivamente di formare individui più strutturati e ALLENATI ALLA COMPLESSITÀ. Oggi per via di Università dalla u sempre più minuscola, oltre a un certo gigantismo imprenditoriale che vede grossi gruppi fagocitare sempre più spesso quelle aziendine artigiane che per loro natura sono delle meravigliose palestre di professione, si sta andando spediti nella direzione del "professionista utensile", del "progettista da tabella", dell'amministratore da "flow chart". Ed è un peccato. Oltre che un rischio: UN MONDO INARIDITO DALL'ECCESSIVA SPECIALIZZAZIONE È DESTINATO A IMPLODERE. Spero le nuove generazioni trovino il modo di uscire da questo loop restringente (sponsored by boomer & friends, ça va sans dire). Sono consapevole per carità che non è un rischio di oggi ovviamente, è un tratto intrinseco del Capitalismo, ce lo diceva Chaplin negli anni '30 nel suo "Tempi Moderni". Ma nel dopoguerra con leggi anti-alienazione ad hoc e "sul campo", con la richiesta di UNA PRODUZIONE PIÙ FLUIDA e INVENTIVA, si era riusciti a riequilibrare un po' quella tendenza. Oggi il rischio è di tornare, e peggio, a quella roba lì. Di andare verso quel "MEDICO DELLA NARICE SINISTRA", impeccabile nel suo frammento, inutilizzabile davanti all'uomo intero, già perculato a metà ottocento dal diavolo in persona nelle sue chiacchiere con Ivan Karamazov. E forse non tutti sanno che Dostoevskij era un ingegnere. "Un caso? Non credo".
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